Un’ipotesi di programma

Quanto pesa la pubblica piazza?

La piazza come ritrovo fra le persone del luogo è da sempre oggetto di studio e di osservazione. Nell’era delle piazze coperte (i centri commerciali), dove non ci si ferma ma si passeggia, immaginare una piazza all’aperto non si deve limitare al solo esercizio progettuale. Nella nuova piazza si svolgeranno funzioni che interesseranno la persone che vivono a Crotta. Perché non interessare le persone nell’immaginare la piazza?

Il rovesciamento dell’approccio progettuale che trasforma i destinatari dell’opera in progettisti porterà a una condivisione del progetto utilizzando la partecipazione come indice di importanza al fine di sviluppare il peso delle relazioni umane.



Il peso della massa a Crotta d’Adda

Il chilogrammo è l’unità di misura base della grandezza fisica (massa) nel Sistema internazionale di unità di misura.

L’evento consiste nel pesare la massa complessiva degli abitanti del luogo.

Attraverso l’evento che si riuscirà a organizzare si svincolerà il pubblico dal tradizionale ruolo passivo di spettatore. Per far ciò verrà richiesto ai singoli il proprio peso espresso in chilogrammi o eventualmente di salire su una bilancia. I valori raccolti verranno sommati e il numero totale dei kg verrà visualizzato su un display collocato all’interno dell’edificio della “pesa”, che si aggiornerà gradualmente nel corso dell’evento.

A compimento della missione il numero ottenuto diventerà una “scultura” in bronzo o una “pittura” murale. L’attività descritta verrà realizzata con la collaborazione di una selezione di giovani artisti provenienti da diverse accademie di belle arti.



La memoria pesa?

Una scritta murale dell’epoca del ventennio fascista è ancora presente su un muro mai restaurato all’ingresso del paese. Lo stato di conservazione è pessimo ed è di difficile lettura perché ormai quasi scomparsa, come se il muro stesso l’avesse riassorbita.

Quale memoria rimane dello slogan epigrafato? Queste frasi che nel ventennio venivano ripetute con l’obiettivo di ottenere consenso rappresentano oggi una pesante memoria che non interessa conservare. Essendo profondamente convinti che la perdita di memoria è sinonimo di debolezza e spaesamento, proponiamo un intervento conservativo e di integrazione archeologica del dipinto. Un intervento senza nessuna valenza nostalgica ma con la volontà di evidenziare di un luogo “pesante” dal punto di vista della memoria storica.

L’intervento conservativo si dovrebbe affrontare con una tecnica ricostruzione filologica ma con un’attenzione al rispetto dell’istanza storica, ovvero distinguendo l’attuale dall’originale introducendo una differenza tonale tra il bianco e il nero.

In alternativa, si potrebbe proporre una conservazione “temporanea”: nel corso di un evento, la scritta potrebbe riapparire nella sua interezza attraverso una videoproiezione notturna con uno speciale proiettore da esterni, per poi scomparire nuovamente.

Un progetto di

Umberto Cavenago

Gianni Macalli

Giancarlo Norese